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  venerdì 19/10/2007
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Francesco Mantero - Il rumore del silenzio

Il 28 settembre è uscito “In ascolto”, il primo album da solista del cantautore e musicista Francesco Mantero(pubblicato da Ottonote Edizioni Musicali e distribuito da Venus). L’album si avvale della partecipazione di alcuni importanti musicisti del panorama italiano come Alfredo Golino, Fabrizio Bosso, Damiano Della Torre, Bruno De Filippi, Gigi Cifarelli e Silvio Pozzoli.

Francesco Mantero si avvicina seriamente alla musica all’età di sedici anni quando studia batteria con Giulio di Benedetto e affronta le prime esperienze live con formazioni pop/rock. A diciannove intraprende un lungo corso di studi con Alfredo Golino, con il quale forma la sua matrice jazz/funk, frequenta un corso di batteria latina con il percussionista colombiano Candelo Cabezas e vari seminari fra cui Peter Erskine e Skip Hadden. Nel 1997 scrive “Sortepiano”, dieci pezzi per pianoforte che vengono eseguiti e registrati dal maestro Raimondo Campisi. Durante questo lungo periodo Francesco Mantero non abbandona mai la sua grande passione: i testi. Proprio il bisogno di interpretare i propri testi spinge Francesco Mantero verso il canto. E’ negli U B Maior, il gruppo fondato insieme al tastierista Giovanni Bataloni e al bassista Riccardo Silva, che Francesco Mantero trova la sua dimensione di autore e cantante oltre che di musicista. Un loro demo finisce nelle mani di Claudio Baglioni che li chiama sul palco dello Stadio Olimpico in occasione del suo megaconcerto del 7 giugno 1998. Nel 1999 Francesco Mantero apre Ottonote Edizioni Musicali, una casa discografica che punta sulla qualità musicale. Nel 2000, in collaborazione con il chitarrista e co-produttore artistico Marco Greco e con la partecipazione di Carmine Di (fonico fra gli altri di Mina), produce il CD “U B Maior”. Il 14 settembre 2000 Ottonote inventa e realizza il “Il rumore del silenzio” il primo concerto della storia del rock completamente silenzioso. Nel 2004 il regista Paolo Franchi inserisce il brano “Ostinato Ritorno” di Francesco Mantero nella colonna sonora del film: “La spettatrice” con Barbara Bobulova, Grazie all’incontro con Damiano Della Torre (pianista e polistrumentista vanta collaborazioni con Terence Trent D’Arby, Miriam Macheba, PFM, Adriano Celentano), con il pianista Simone Bollini e con il bassista Lele Palimento, nascono le prime registrazioni del progetto da solista di Francesco Mantero, concretizzatosi con la realizzazione del disco “In Ascolto”

Prima domanda forse scontata ma certamente utile: chi è Francesco Mantero?

La domanda non è affatto scontata. Per quanto riguarda la musica mi ci sono avvicinato molto giovane, da bambino, assistendo alle prove di un gruppo, ho avuto una vera e prorpia folgorazione per la batteria. Ho cominciato a studiare a lungo questo strumento, poi incuriosito dalla struttura dei brani che suonavo mi sono avvicinato alla composizione, lo stesso è avvenuto per il canto. Mischiando forte tutte queste esperienze, ne è uscito un cantante-autore di testi-musicista. Dal punto di vista esistenziale potrei risponderti che tutto ciò che so di me in realtà non sono io.

Che parole useresti per descrivere la tua musica a chi non ha mai avuto modo di ascoltarla?

I dodici brani che compongono “in ascolto” hanno caratteri molto diversi fra loro: si passa dal jazz acustico de “la notte” al prog-rock di “chiaroscuro verde fata” ci sono atmosfere pop in “vivo” e le notti di carta, momenti fusion in “un amore finisce” ancora più elettrici in “osserva”, ci sono groove funk in “amare è infinito”; tutto questo per dire che mi preoccupo poco del genere della musica che scrivo, il mio interesse primario è quello di mantenere il più equilibrati possibile i colori della musica con quelli delle parole dovunque questa scelta mi porti.

Perché “In Ascolto”?

Essere in ascolto è la condizione necessaria per osservare i meccanismi, i condizionamenti che ci impediscono di fluire per ciò che siamo realmente, è lo stato dell’essere in cui può accadere di trascenderli.

“In Ascolto” è il tuo primo lavoro solista. Che differenze hai riscontrato nel lavorare da solo rispetto al lavoro svolto in passato in seno ad una band vera e propria?

Direi soprattutto nella fase creativa, scrivere i brani in solitudine ti permette di mantenere il processo in un ambiente molto intimo, resti in contatto con la tua introspezione fino a che il brano non ha preso forma. E’ una dimensione che amo molto. Da lì in poi, quando i colori dei brani, la loro direzione, gli arrangiamenti hanno preso forma, diventa preziosissima l’interazione con i musicisti con cui ho lavoro.

Quanto è importante la sperimentazione nel tuo modo di fare musica?

La sperimentazione non ha un vero carattere razionale nel mio processo creativo, è forse più un lasciare che la musica fluisca senza oppormi a che ciò avvenga, è chiaro che questo mi porta spesso ad esplorare territori nuovi, direi che la sperimentazione non è la causa, ma la conseguenza del mio modo di fare musica.

Da cosa trai ispirazione nel comporre i tuoi brani?

Dall’osservazione, cerco di approfittare di ogni occasione che l’esistenza mi propone, gioia o dolore che sia, senza distogliere lo sguardo, prestando la massima attenzione a ciò che vedo.

L’impressione è che la componente intima ed emotiva sia molto forte nelle tue composizioni. E’ proprio così?

E’ così. Se osservi attentamente ciò che accade dentro e fuori di te, che poi è la stessa cosa, scopri una serie di dinamiche sempre più nascoste, navighi nel territorio in cui le emozioni nascono.

C’è una canzone che pensi possa rappresentare a pieno lo spirito e la musica di ‘In Ascolto’?

A dire il vero no, il mio consiglio, a chi vuole regalarmi la gioia di ascoltare l’album, è di farlo nella sua integrità, anche perché, come ti dicevo prima, i brani di “in ascolto” hanno molti colori differenti fra loro.

“La musica può dirti ti amo per me”, un titolo almeno singolare…cosa si cela dietro questa canzone?

La percezione che le parole, con i rischi che la verbalizzazione dell’esperienza porta con se, siano inadeguate ad esprimere la realtà, e che a volte è meglio lasciare parlare la musica. Ora la mia posizione è ancora più radicale, credo, infatti, che il vero campo d’azione della conoscenza sia il silenzio.

“In ascolto” vede la partecipazione di importanti ospiti. C’è un artista con il quale hai collaborato che ti ha particolarmente arricchito sia da un lato umano che artistico?

Direi tutti. Bruno de Filippi è un pezzo di storia della musica, passare qualche ora in sua compagnia è stato come fare un viaggio di cinquant’anni fra le note. Vedere lavorare Silvio Pozzoli con la voce, vale anni di studio di canto, osservare il perfezionismo di un maestro della chitarra come Gigi Cifarelli che già al primo take aveva registrato un solo fantastico e che invece ha voluto lavorarci ancora per qualche ora finché non fosse esattamente come diceva lui. E che dire di Alfredo Golino, pur conoscendolo bene, essendo stato il mio maestro per sei anni, è riuscito a stupirmi con pennellate di puro talento sui due brani dispari che gli ho affidato.

C’è un artista con il quale ti piacerebbe confrontarti in futuro?

Non sento di dirtene uno in particolare, ma la mia attitudine all’interazione mi ha sempre portato a collaborazioni interessanti e non solo nel campo strettamente musicale.Sono sempre aperto a che ciò avvenga di nuovo.

Pensi di portare ‘In Ascolto’ anche in tour? Hai già pianificato qualcosa?

Stanno cominciando a delinearsi delle possibilità per novembre appena avrò le date ve le comunicherò. Sto lavorando, in collaborazione con la regista teatrale Ester Montalto, ad uno spettacolo che sta a metà strada fra una rappresentazione teatrale e un concerto, con il quale spero di accompagnare il pubblico in un viaggio fra note e parole.

Fabio Magliano


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