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  venerdì 05/10/2007
Babylonbus.org

Francesco Mantero – In ascolto

Martedì, 02 Ottobre 2007 - 11:04 - 15 Letture

Francesco Mantero – In ascolto – Ottonote/Venus

Recensione di Andrea Turetta

Tra i tanti album di giovani artisti usciti recentemente, segnalo in quest’occasione quello di Francesco Mantero. Un artista completo che fa pezzi dalle solide basi jazz, coadiuvato da ottimi musicisti tra i quali cito Fabrizio Bosso ed Alfredo Golino. Dalla sua parte il fatto di non essere stato troppo rigido ma di aver cercato di allargare gli orizzonti, portando il jazz a contatto con altre influenze musicali.

Come sempre è difficile scegliere i brani migliori, possiamo però segnalare quelli che sono i più immediati. A mio parere tra questi figurano “Un amore finisce”, “Sparisciti” e “ Lo scoglio”. Nell’insieme, l’album risulta assai equilibrato e raffinato, ricco di spunti musicali che sono decisamente di alta qualità e che sanno essere accessibili a tutti. Il tutto suona autentico e ben interpretato.

A volte basta poco per catturare l’attenzione dell’ascoltatore… un pizzico di raffinatezza ed una bella voce, possono dare una svolta decisiva nell’apprezzare le varie tracce musicali. Molte delle canzoni che sono su questo CD meritano più ascolti, data la ricchezza musicale e la genuinità che le rende decisamente efficaci anche nel lungo termine. Tutto è messo insieme con abilità estrema e risulta assai intrigante.

“In ascolto” è il primo album da solista del cantautore e musicista FRANCESCO MANTERO (pubblicato da Ottonote Edizioni Musicali e distribuito da Venus). L’album si avvale della partecipazione di alcuni importanti musicisti del panorama italiano come Alfredo Golino, Fabrizio Bosso, Damiano Della Torre, Bruno De Filippi, Gigi Cifarelli e Silvio Pozzoli.

Il disco contiene 12 tracce che sono il frutto di un intreccio profondo tra il percorso personale di FRANCESCO MANTERO e quello delle sue canzoni. Dal carattere fortemente emotivo di testi come “Le notti di carta”, “Un amore finisce” e “Chiaroscuro verde fata”, si passa attraverso le scintille premonitrici di “Amare è infinito” e “Apri le ali”, spingendosi verso testi più meditativi come “Vivo” e “Osserva”.

Le strutture armoniche e melodiche di “In ascolto” hanno radici jazz, funk e pop, ritornano al rock anni 60/70 e alla prima fusion elettrica, con sonorità prettamente elettro-acustiche, dal carattere live, a tratti vintage.

L’approccio jazzistico si riscontra nella totale libertà espressiva che FRANCESCO MANTERO lascia ai musicisti coinvolti nel progetto: la batteria di ALFREDO GOLINO in “Un amore finisce”, la tromba di FABRIZIO BOSSO in “Amare è infinito”, l’Hammond di DAMIANO DELLA TORRE in “Osserva”, l’armonica di BRUNO DE FILIPPI in “La notte” e l’assolo di chitarra di GIGI CIFARELLI in “La musica può dirti ti amo per me”.

FRANCESCO MANTERO ha suonato e realizzato voci, batteria, percussioni, melodica, programming ed orchestrazione dell’album “In ascolto”, oltre che aver curato gli arrangiamenti, la produzione artistica ed esecutiva.

Francesco Mantero si avvicina seriamente alla musica all’età di sedici anni quando studia batteria con Giulio di Benedetto e affronta le prime esperienze live con formazioni pop/rock. A diciannove intraprende un lungo corso di studi con Alfredo Golino, con il quale forma la sua matrice jazz/funk, frequenta un corso di batteria latina con il percussionista colombiano Candelo Cabezas e vari seminari fra cui Peter Erskine e Skip Hadden. Nel 1997 scrive “Sortepiano”, dieci pezzi per pianoforte che vengono eseguiti e registrati dal maestro Raimondo Campisi. Durante questo lungo periodo Francesco Mantero non abbandona mai la sua grande passione: i testi. Proprio il bisogno di interpretare i propri testi spinge Francesco Mantero verso il canto. E’ negli U B Maior, il gruppo fondato insieme al tastierista Giovanni Bataloni e al bassista Riccardo Silva, che Francesco Mantero trova la sua dimensione di autore e cantante oltre che di musicista. Un loro demo finisce nelle mani di Claudio Baglioni che li chiama sul palco dello Stadio Olimpico in occasione del suo megaconcerto del 7 giugno 1998. Nel 1999 Francesco Mantero apre Ottonote Edizioni Musicali, una casa discografica che punta sulla qualità musicale. Nel 2000, in collaborazione con il chitarrista e co-produttore artistico Marco Greco e con la partecipazione di Carmine Di (fonico fra gli altri di Mina), produce il CD “U B Maior”. Il 14 settembre 2000 Ottonote inventa e realizza il “Il rumore del silenzio” il primo concerto della storia del rock completamente silenzioso. Nel 2004 il regista Paolo Franchi inserisce il brano “Ostinato Ritorno” di Francesco Mantero nella colonna sonora del film: “La spettatrice” con Barbara Bobulova, Andrea Renzi e Brigitte Catillon. Il film vince la Rosa Camuna d'Argento al Bergamo Film Meeting e partecipa (unico film italiano) al Tribeca Film Festival a New York. Grazie all’incontro con Damiano Della Torre (pianista e polistrumentista vanta collaborazioni con Terence Trent D’Arby, Miriam Macheba, PFM, Adriano Celentano), con il pianista Simone Bollini e con il bassista Lele Palimento, nascono le prime registrazioni del progetto da solista di Francesco Mantero.

Francesco Mantero
SCHEDA ALBUM “IN ASCOLTO”

In ascolto è il primo album da solista di Francesco Mantero. E’ il frutto di un lungo periodo di gestazione che va dalla stesura dei primi testi nel 2001, alla fine delle registrazioni nella primavera del 2007. In questo lavoro c’è un intreccio profondo fra il percorso personale dell’artista e quello delle sue canzoni, che dal carattere fortemente emotivo di testi come “Le notti di carta”, “Un amore finisce”, “Chiaroscuro verde fata”, passando per le scintille premonitrici di “Amare è infinito”, “Apri le ali”, si è spinto verso testi più meditativi come “Vivo” e “Osserva”.
Una curiosità: di tutte le parole stampate nell’album solo una inizia con la lettera maiuscola.
La musica ha un ruolo fondamentale nel lavoro di Francesco Mantero, nelle sue visioni l’equilibrio fra l’intensità dei colori dei testi e quelli della musica deve essere totalmente paritario. Le strutture armoniche e melodiche hanno radici nel jazz, nel funk, nel pop, nel rock degli anni ‘60/’70, nella prima fusion elettrica. Le sonorità sono prettamente elettro-acustiche, dal carattere live, a tratti vintage. L’approccio jazzistico dell’artista si riscontra soprattutto nel rapporto con i musicisti coinvolti nel progetto, ai quali Francesco Mantero lascia grande spazio espressivo.

Il progetto vede la partecipazione di importanti ospiti fra cui:

Alfredo Golino (Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Raf, Mina, Fiorella Mannoia...)

Gigi Cifarelli (Chick Corea, Sam Rivers, Jack De Johnette, Tony Scott, Enrico Rava...)

Bruno de Filippi (Louis Armstrong, Bud Shank, Gerry Mulligan, Astor Piazzolla, Gino Paoli, Ornella Vanoni, Pino Daniele...)

Fabrizio Bosso (George Russel, Mike Gibbs, Kenny Wheeler, Dave Liebman, Carla Bley, Steve Coleman, Sergio Cammariere...)

Damiano
Della Torre (PFM, Miriam Makeba, Terence Trent D’Arby, Marina Rei...)


Silvio Pozzoli (Vasco Rossi, Eros Ramazzotti, Mina, Renato Zero, Gianluca Grignani, Anna Oxa...)

Andrea Menafra (Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, Orchestra Filarmonica della Scala, Andrea Bocelli...)

Marco Bianchi (Paolo Tomelleri, Marco Brioschi, Marco Detto, Marco Ratti, Ferdinando Faraò, Riccardo Fioravanti...)

Oltre all’apporto fondamentale dei musicisti che compongono il gruppo stabile di Francesco Mantero: Lele Palimento, Simone Bollini, Marco Greco. E le preziose collaborazioni di Aldo Guarisco, Kostia Vornicu, Riccardo Silva, Gianluca Cerchiello e della cantante Suso.

Di questo album Francesco Mantero ha curato gli arrangiamenti, la produzione artistica ed esecutiva, ha suonato e realizzato: voci, batteria, percussioni, melodica, programming, orchestrazioni e parte delle tastiere, ha curato personalmente le registrazioni al Muskie Studio di Como, all’Effetto Note di Milano (e in un po’ di sale prova, salotti e camere da letto qua e la!)

L’album è stato mixato all’Effetto Note di Milano da Taketo Gohara e masterizzato al Nautilus di Milano (studio blu) da Giovanni Versari.

Francesco Mantero
BIOGRAFIA

A cinque anni rimane folgorato da un gruppo in sala prove, si siede sullo sgabello del batterista, prende le bacchette e non le lascia più. A sedici anni si avvicina seriamente alla musica: studia batteria con Giulio di Benedetto e affronta le prime esperienze live con formazioni pop/rock. A diciannove intraprende un lungo corso di studi con Alfredo Golino, con il quale forma la sua matrice Jazz/funk, frequenta un corso di batteria latina con il percussionista colombiano Candelo Cabezas e vari seminari fra cui Peter Erskine e Skip Hadden. Con il Maestro Mario Moretti comincia un percorso di studio che, dalla teoria musicale, porta alla composizione passando dall’armonia tradizionale all’incontro con il minimalismo di Nyman e di Glass. Nel 1997 scrive “Sortepiano”: dieci pezzi per pianoforte che vengono eseguiti e registrati dal maestro Raimondo Campisi. Durante questo lungo periodo Francesco Mantero non abbandona mai la sua grande passione: i testi. È proprio il bisogno di interpretare i propri testi che spinge Francesco Mantero verso il canto. Grazie all’incontro con Mariella Farina, si appropria delle tecniche innovative del metodo Voice Craft di Jo Estill. E’ negli U B Maior, il gruppo fondato insieme al tastierista Giovanni Bataloni e al bassista Riccardo Silva, che Francesco Mantero trova la sua dimensione di autore e cantante oltre che di musicista. Un loro demo finisce nelle mani di Claudio Baglioni che li chiama sul palco delllo Stadio Olimpico in occasione del suo megaconcerto del 7 giugno 1998. Nel 1999 Francesco Mantero apre Ottonote Edizioni Musicali. Nel 2000 in collaborazione con il chitarrista e co-produttore artistico Marco Greco e con la partecipazione di Carmine Di (fonico fra gli altri di Mina) produce il CD: U B Maior. Il 14 settembre 2000 Ottonote inventa e realizza il “Il rumore del silenzio” il primo concerto della storia del rock completamente silenzioso. L’evento suscita molto interesse da parte dei media: su giornali, radio e televisioni, rimbalza la notizia del concerto muto. Francesco Mantero è ospite di varie trasmissioni televisive: TG3, Made in Italy, Tele Tutto, Espansione TV, Match Music, Tele Montecarlo e Help! di Red Ronnie. Ottonote si evidenzia per la realizzazione di eventi culturali ed artistici in varie discipline fra cui, cinema, pittura, scultura oltre che musica e intrattenimento. Francesco Mantero, grazie alla casa editrice, Pulcino Elefante Editore, pubblica una poesia dal titolo “Amore” insieme ad un autoscatto della fotografa Julia Krahan. Il regista Paolo Franchi inserisce il brano Ostinato Ritorno di Francesco Mantero nella colonna sonora del film: “La spettatrice” con Barbara Bobulova, Andrea Renzi e Brigitte Catillon. Il film vince la Rosa Camuna d'Argento al Bergamo Film Meeting e partecipa (unico film italiano) al Tribeca Film Festival di Robert De Niro a New York. Con Floraleda Sacchi dà vita ad un progetto per sola arpa e voce. Grazie all’incontro con Damiano Della Torre (pianista e polistrumentista che vanta collaborazioni con Terence Trent D’Arby, Miriam Macheba, PFM, Adriano Celentano) con il batterista Alessandro Ciullo e con il bassista Lele Palimento, nascono le prime registrazioni del progetto da solista di Francesco Mantero. La rivista Kult in collaborazione con Beck’s pubblica il testo di “Le notti di carta” di Francesco Mantero nella sezione NEW TALENTS LAB, rubrica dedicata ai talenti più giovani della scrittura, della poesia, dell'arte, della moda e del design. Francesco Mantero è ospite del Caravanserraglio alla Casa 139 di Milano. Scrive la colonna sonora del DVD prodotto dalla MCA sulla realizzazione del Wall Painting di Fabrizio Musa. Tiene lezioni sulla canzone: “un viaggio nei testi nella costruzione armonico-melodica, passando per l’arrangiamento e le tecniche di registrazione”. Esegue una performance percussiva nell’ambito dell’inaugurazione dello scultore Enzo Santambrogio in cui utilizza come strumenti musicali le sculture in metallo dell’artista. Progetta e realizza “Elettrofonia” performance di suoni e luci per il 260° anniversario della nascita di Alessandro Volta. Francesco Mantero compone le musiche originali, una Suite in quattro movimenti realizzata con campionamenti di suoni che provengono da apparecchiature che generano tensioni elettriche. L’iniziativa ottiene ottimi riscontri sia di pubblico che di critica. Scrive musiche originali per lo spettacolo teatrale “Le streghe di Salem” per la compagnia Teatro in Centro di Como. Realizza le musiche originali per l’inaugurazione della mostra di Antonella Padovese presso la galleria Naviglio Modern Art di Via Manzoni a Milano. Realizza la colonna sonora per il DVD del fotografo Roger Corona e della scultrice Vivide Mantero. Attualmente ha terminato le registrazioni del suo album da solista che vede la partecipazione di alcuni fra i musicisti più importanti del panorama italiano fra cui: Alfredo Golino, Gigi Cifarelli, Bruno de Filippi, Fabrizio Bosso, Silvio Pozzoli. Realizza le musiche originali per l’ambientazione sonora del museo di Palazzo Mocenigo a Venezia per la mostra Miniartextil Venezia 2007.



“In ascolto”
Tracklist con commento brano per brano

1. Un amore finisce
2. Amare è infinito
3. Vivo
4. Le notti di carta
5. Osserva
6. La notte
7. Sparisciti
8. La musica può dirti ti amo per me
9. Chiaroscuro verde fata
10. Lo scoglio
11. Io non ci sto
12. Apri le ali

1 Un amore finisce

Le poche parole che formano il testo di questa canzone cercano di verbalizzare quella sensazione di grigio che invade l’anima quando si è impotenti di fronte alla fine di una storia d’amore, quando l’improvvisa mancanza di sicurezze fa apparire il destino un nemico. Il brano, scritto nel 2002, fa parte del periodo in cui le emozioni giocano ancora un ruolo profondo nella percezione della realtà da parte dell’artista.
La scelta armonica è in chiave minore e il brano è contraddistinto dall’utilizzo di un inusuale tempo dispari in 5/4 nel quale Alfredo Golino alla batteria esprime tutta la sua classe.

2 Amare è infinito

Il gioco dei tempi verbali fra presente, passato e infinito è utilizzato per evidenziare il contrasto fra il passare del tempo cronologico e la dimensione atemporale e aspaziale che è propria dell’amore, un amore “che non si fa si dà”, che “non si sa si è”.
Anche in questo brano dal carattere funk, Francesco Mantero ha utilizzato il tono minore e una struttura armonica molto jazzistica, che lascia spazio allo splendido assolo di tromba di Fabrizio Bosso, uno dei musicisti più in evidenza del nuovo jazz italiano.

3 Vivo

Vivo è uno dei testi più recenti, ha più piani di lettura: uno immediato, disarmantemente diretto e uno più profondo, nel quale la semplicità delle parole cerca di allinearsi con la realtà, che è profondamente semplice se noi e la nostra mente non la complichiamo. Anche in questo testo c’è un amore che finisce, ma questa volta diventa un’occasione, per un osservatore più attento, di aumentare la propria consapevolezza e “vivere ogni cosa come è”.
In questo brano solare in tono maggiore Francesco Mantero oltre a realizzare le voci e la batteria ha suonato gran parte delle tastiere.

4 Le notti di carta

Il tu a cui è rivolta la canzone, come sempre accade quando si parla a qualcuno, inconsciamente si rivolge ad un io “che non ascolta perché ha paura di vedere”, “che non guarda per paura di capire”, nel dialogo l’altro diventa uno specchio in cui riflettersi e, se siamo in ascolto, cominciare a conoscersi.

5 Osserva

Un invito ad osservare le dinamiche, le modalità con cui si creano i nostri condizionamenti, le false credenze, le false fedi e sicurezze in cui troppo spesso, per paura, ci rifugiamo. Un invito a tenere alta l’attenzione, a restare in ascolto, a lasciare che il nostro cammino si crei senza che, seguendo quello di qualcun altro, si generino in noi false aspettative.
La struttura di questo brano si basa su un riff ostinato anch’esso in un tempo dispari ancora più inusuale 9/4. La scelta sonora è vintage: nell’Hammond suonato da Damiano Della Torre e amplificato da un Leslie d’epoca risuonano echi degli anni ‘60/’70.

6 La notte

Ancora una volta le dinamiche, che si creano all’interno di un rapporto di coppia, diventano il pretesto per un’osservazione notturna, in cui i ruoli e il tempo diventano sempre più sfumati.
Quando Bruno De Filippi, che ha impreziosito questo brano con la poesia della sua armonica, lo ha ascoltato per la prima volta, lo ha definito “scritto in punta di note”.
Le sonorità sono smaccatamente jazz-acustiche. La batteria suonata con le spazzole, l’utilizzo del contrabbasso e del vibrafono, suonato dal giovane talento Marco Bianchi, creano un’ambientazione notturna in linea con i pensieri del testo.

7 Sparisciti

In questo brano molto diretto, il linguaggio forte spinge a non farsi fagocitare dalle convenzioni sociali, a non “farsi affittare il cervello” da chi lo vorrebbe controllare, a non spaventarsi di fronte alle condanne di chi crede di avere un rapporto privilegiato con Dio,a fare sparire l’io condizionato.
Musicalmente questo brano suona molto soul, il carattere è fortemente live, per enfatizzare ciò, anche nella versione da studio, Francesco Mantero ha voluto lasciare un finale tipicamente da concerto.

8 La musica può dirti ti amo per me

Un testo disincantato, ironico, che si mette presto da parte appena si accorge che le parole non sono in grado di esprimere l’esperienza, in questo caso l’amore. E che, a volte, è meglio lasciare parlare la musica.
La canzone, infatti, dopo una breve pausa di riflessione, lascia spazio ad un capitolo strumentale, impreziosito da un assolo di chitarra di uno dei più importanti maestri italiani di questo strumento: Gigi Cifarelli.

9 Chiaroscuro verde fata

Nell’ottocento, l’ambiente artistico bohemien di Montmartre a Parigi aveva affibiato al proprio liquore preferito, l’assenzio, il nomignolo di fata verde, un po’ per il suo colore e molto per l’effetto che faceva a chi lo beveva. Questo brano è una visione offuscata di una scena che si svolge sotto gli occhi del narratore, nella nebbia della sua percezione alterata.
L’arrangiamento, dal carattere vagamente prog-rock anni ’70, è carico di sonorità che evocano appunto la nebbia e l’offuscamento in cui avviene la visione.

10 Lo scoglio

Un brano evocativo, quasi un racconto breve. Una storia di ordinaria solitudine di qualcuno, che appena spicca il volo, si rende conto che è proprio la solitudine ad accomunarlo a tutti coloro che vedeva diversi da se. Un brano intenso pervaso da un senso di malinconia, che nella drammaticità del finale lascia però aperto uno spiraglio di luce per chi lo sa cogliere.
E’ il terzo brano dispari dell’album, in questo caso un tempo composto che continua a passare da 7/4 a 4/4. Nella parte centrale, c’è un interessante sviluppo per archi arrangiato quasi cinematograficamente dall’autore per dare maggiore enfasi al momento del volo e allo stupore del protagonista.

11 Io non ci sto

In questo brano ci sono i semi della ricerca, c’è la percezione di qualcosa che non torna, la sensazione di una consapevolezza che non è più sufficiente, c’è la voglia di vedere oltre, anche senza sapere ancora in che direzione.
La musica, soprattutto nei ritornelli, è un omaggio ad un gruppo che ha influito molto nella formazione giovanile di Francesco Mantero e che ironicamente nell’album chiama “forze dell’ordine inglesi”.

12 Apri le ali

C’è un aneddoto simpatico riguardo alla nascita di questo brano: Francesco Mantero racconta che si trovava a dormire fuori casa “a casa della stellina con cui stavo allora” e che, nel pieno della notte, un giro di basso ha cominciato a martellargli nella testa. Avendo dimenticato il piccolo registratore che porta sempre con se per fissare le idee e sicuro che, se si fosse addormentato, l’avrebbe persa per sempre, intorno alle tre ha telefonato a casa sua e “facendo molto piano per non svegliare chi dormiva con me” ha cantato alla sua segreteria telefonica quella che poi sarebbe diventata l’ossatura musicale di questa canzone d’amore. 

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