bio
musica
immagini
ambientazione sonora
eventi
news
rassegna stampa
link
contatti


Privacy Policy
 
  lunedì 27/08/2007
Il gazzetino

"Miniartextil" a Palazzo Mocenigo sotto i fili gialli di Hamatami

VENEZIA
"Miniartextil" a Palazzo Mocenigo sotto i fili gialli di Hamatami
Venezia

"Orbit" di Akio Hamatani è una struttura realizzata con fili di rayon gialli sospesi ad arco in caduta libera e occupa per intero il vasto androne d'ingresso di Palazzo Mocenigo, sede del Museo e Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume. Elegante e misteriosa (una nave stellare, forse, dato il titolo), è inserita nella rassegna annuale "Miniartextil" (fino al 2 settembre) curata da Luciano Caramel, nata a Como per iniziativa di Nazarena Bortolaso e Mimmo Totano, dell'Associazione (onlus) Arte&Arte, giunta alla XVI edizione e qui riproposta parzialmente, con la collaborazione dei Musei Civici Veneziani e il patrocinio del Consolato Generale del Giappone, della Provincia di Venezia e della Regione Veneto.

Questa e altre due megainstallazioni portate a Palazzo Mocenigo sono di mano di artisti del Giappone, dove quest'arte è maggiormente praticata; altrettanto suggestiva della prima è l'armata di "rane" (3000, dice il catalogo, tessute a mano da Naomi Nakashima) che copre il pavimento della sala dove sono esposte, mentre soffre di una disposizione troppo costretta, di traverso nel salone principale, il mare di nylon rosso (in 52 pezzi) "Echo with the Ancient Times", "scolpito" - precisa la didascalia - da Kiyonori Shimada.

Il resto comprende 54 mini lavori (dimensioni massime 20 x 20 x 20 cm.) di altrettanti artisti provenienti da 31 paesi (3 dalla regione Veneto: Agostina Dalla Mora-Zwilling, Anna Clara Zambon e Giulia Ravazzolo) e realizzati in piena autonomia con filo, fibra, tessuti vari, plastica e metalli. Una novità per la rassegna è la studiata contaminazione di questo tipo di creazione con il vasto campo delle attività di ricerca e produzione digitalizzate per Internet. Qui il discorso si arricchisce delle analogie linguistiche tra "net" e "web", propri di questa tecnologia in prepotente sviluppo, e gli equivalenti "tela" e "rete" prelevati dal plurimillenario cucito. Interessante è lo scoprire in certe opere la stretta connessione concettuale tra il fare dell'uno e dell'altro campo: a "Movimento in rete" (di Heidi Bedenknecht-De Felice, Italia) la giuria internazionale ha assegnato il premio in quanto, secondo il verdetto, aderisce al tema dell'iniziativa proponendo, con lastre di policarbonato, di plexiglass forate e uno specchio, "un, immagine luminosa colorata che allude ad una rete immateriale elettronica": evidente l'apertura culturale che dalla pratica del ricamo passa alla metafora di un'intelligenza tecnologicamente avanzata.

Temi analoghi sono contenuti in altre proposte, riferiti a progetti ramificati tra macchine, networks digitali e sociali, e il lavoro a maglia: ecco "Knitoscope Testimonies" di Cat Mazza, plurilaureata americana in Integrated Electronic Arts, e "Screening circle" di Andy Deck, studioso newyorkese impegnato nelle ricerche estetiche tra le possibilità creative di Internet come medium. Aggrappate all'uso con fini estetici di parti di scarto tratte da elementi elettronici appaiono invece, per esempio, "Virus on the web" della romena Panduru e "In rete" dell'italiana Condemi De Felice. Al gioco stimolante delle ambiguità formali si assommano, infine, i trabocchetti linguistici: il libro aperto in rete metallica a maglie quadrate e carta stampata diventa "Giorn-ali in rete" per l'italiana Marialuisa Sponga; e un groviglio di carta e filati di Riny Smits (Olanda) si presenta come "W(e)ave", cioè un po' ricamo, un po' onda.

È una scultura modulare in sé, di esemplare semplicità ed eleganza, infine, il sostegno in acciaio lucido creato per i minitextil, pendente dal soffitto e legato in tre file: le basi per le singole opere sono piastrine quadrate, i montanti barrette a sezione rotonda.

Accompagnano l'esposizione le musiche originali scritte da Francesco Mantero, composte "immaginando un ambiente sonoro che avvolga il visitatore nelle sale del museo. Un tessuto acustico, una rete di suoni che, stratificandosi, creino un continuum ciclico in forma aperta, senza che un vero inizio e una vera conclusione limitino la composizione in un tempo e in uno spazio di fruizione definiti".

Ennio Pouchard



torna all'archivio